Pro Natura Isola di Capri 12 giugno 2007
RELAZIONE E PROPOSTA PER IL RECUPERO DI VILLA JOVIS
PREMESSA
L'associazione Pro Natura Isola di Capri, aderente alla Federazione Nazionale Pro Natura, col presente intervento si prefigge lo scopo del recupero e del rilancio del complesso archeologico monumentale di villa Jovis sito nell’isola di Capri.
Detto recupero si rende urgente ed indispensabile per ovviare agli anni di incuria e di abbandono in cui il complesso è stato mantenuto, abbandono ed incuria che hanno causato l'attuale stato di degrado e di pericolo in cui esso versa.
Il rilancio del sito, a parere della nostra associazione, deve obbligatoriamente passare attraverso il recupero delle aree esterne al complesso edilizio attualmente occupate dalla vegetazione del sottobosco, ed attraverso la rimozione degli arbusti e degli alberi di alto fusto che allignano perfino sulle strutture murarie del complesso archeologico monumentale avendone conquistato il più completo dominio.
Tale primo intervento è necessario anche per procedere alla messa in sicurezza del sito da un possibile e disastroso evento calamitoso quale un incendio, che nelle attuali condizioni sarebbe non solo di gravissimo nocumento alle strutture murarie ma soprattutto assai pericoloso per quei turisti che, sempre numerosi, si dovessero trovare nel complesso.
Dopo questi primi interventi si potrebbe pensare ad un rilancio del sito con la creazione di strutture e servizi per i visitatori, e con l’utilizzo dello stesso per manifestazioni culturali ed artistiche come già avveniva per il passato, quando tali manifestazioni venivano realizzate dalla locale Azienda di Soggiorno e riscuotevano un notevole successo con una importante ricaduta turistica soprattutto sulla clientela internazionale, molto attenta alla storia ed al passato dell’isola di Capri.
RELAZIONE SULLE CONDIZIONI ATTUALI IN CUI SI TROVA IL COMPLESSO MONUMENTALE ARCHEOLOGICO DI VILLA JOVIS IN CAPRI.
Il complesso di "VILLA JOVIS" è posizionato sulla parte terminale della collina di Tiberio, dalla sua posizione da un lato si spazia sul versante terrestre costituito dalla parte alta del territorio del comune di Capri, che dolcemente degrada ai suoi piedi, dall'altro lo sguardo spazia sul versante marino da uno strapiombo che con un salto di circa 280 metri raggiunge il sottostante mare.
Dall'alto del suo sito il complesso domina l'intero arco del golfo di Napoli ubicato verso nord ed il golfo di Salerno ubicato verso est. Dai suoi loggiati è possibile vedere sorgere e tramontare il sole senza che nessun ostacolo si frapponga ad esso.
CENNI STORICI
La storia della sua edificazione è molto incerta, alcuni studiosi ritengono che inizialmente il complesso avesse una specifica funzione di fortezza, in quanto dall'alto dello strapiombo era possibile dominare il passaggio delle navi attraverso il tratto di mare che separa Capri dalla dirimpettaia punta Campanella. Il corpo centrale del complesso di fabbrica è costituito dalle quattro enormi cisterne sulle cui coperture era ubicato un ampio cortile centrale racchiuso da altri corpi di fabbrica. Secondo molti studiosi proprio la presenza di tale grandi cisterne (ampiamente sovradimensionate rispetto ad un consumo ordinario) escluderebbe un precedente impianto del complesso diverso dalla realizzazione di una residenza prestigiosa come quella di un imperatore. In tali cisterne venivano convogliate tutte le acque meteoriche dalle coperture per costituire una riserva idrica necessaria a tutti gli usi giornalieri.
Secondo alcuni studiosi si notano almeno due fasi diverse di costruzione, la prima detta del periodo augusteo (dal nome dell'imperatore Augusto) distinguibile per la caratteristica struttura muraria in pietrame calcareo rivestita di "opus reticulatum" con sovrastante intonaco e pitture, con pavimenti in mosaico a disegni semplici o in "opus sectile" ed una seconda stratificazione con caratteristiche costruttive simili a quelle riscontrate nella villa dell'imperatore Adriano a Tivoli. Secondo il Friedlaender si individua, oltre a quella augustea e tiberiana, anche una terza fase di realizzazione, quella medioevale, con murature più rozze da ascriversi ad una utilizzazione del complesso a carattere difensivo. La datazione precisa comunque non è certa, e nemmeno il Maiuri, che è stato l'ultimo ad eseguire scavi scientifici del sito, si impegna nella problematica assegnazione della villa al periodo di Augusto oppure a quello di Tiberio anche se sembra propendere per il secondo, che di certo vi soggiornò dal 27 d.C. al 37 d.C.
Della villa Jovis di Capri hanno scritto sia Tacito che Svetonio all'epoca della Roma Imperiale. Successivamente, a seguito degli scavi effettuati, ne ha descritto i ruderi ed ipotizzato la grandiosità N. HADRAWA che eseguì la prima campagna di scavi (che secondo il Maiuri fu altamente deleteria in quanto asportò le parti più preziose distruggendo tutto quello che poteva descrivere la storia del sito). A tali scavi fecero seguito sia quelli di Antonio BONUCCI (1827-27) che una terza campagna di scavi eseguita dal Maiuri stesso tra il 1932 ed il 1935. In precedenza avevano scritto della villa Giusto Lipsio (1547-1606) e G.M. Secondo governatore dell'isola nel 1750.
Il depauperamento dei fregi, dei rivestimenti, delle colonne, delle pavimentazioni ecc. era già attivo nel 1777 quando Luigi Girali di Ferrara trasportò il pavimento di marmo da villa Jovis alla chiesa di San Costanzo. Anche i pavimenti dell'abside dell'altare maggiore e della cappella laterale della chiesa principale di Capri provengono dalle spoliazioni effettuate all'interno del complesso. Una parte considerevole di quanto asportato dagli scavi si trova nel museo Archeologico di Napoli (Ferdinando IV di Borbone aveva commissionato gli scavi) mentre una ulteriore e consistente quantità di reperti hanno subito molte peregrinazioni che in alcuni casi ne hanno determinato la perdita. Colonne, fregi, pavimenti e rivestimenti sono stati utilizzati per la costruzione della chiesa del SS. Salvatore, per la costruzione di Palazzo Cerio e frammenti in pasta vitrea rossa ed azzurra sono stati usati per la mitra e la collana di San Costanzo patrono e protettore di Capri.
SITUAZIONE ATTUALE
Attualmente il complesso archeologico, che si estende per una superficie stimata di circa 7000 mq è sotto tutela della Soprintendenza ai monumenti della Campania; col trascorrere degli anni, nonostante che la frequenza dei visitatori sia stata sempre alta (circa 150.000 visitatori paganti annui), la manutenzione del sito è stata sempre più carente.
Per il passato l'interessamento delle amministrazioni locali, dell'Azienda di Soggiorno, nonché la buona volontà degli abitanti della zona, tradizionalmente molto legati al luogo ed alla piccola chiesa che vi è ospitata, hanno consentito una sua parziale manutenzione, in special modo in occasione di eventi culturali che si svolgevano nel complesso archeologico o delle manifestazioni popolari che avvenivano nelle sue immediate vicinanze.
Dal sopralluogo recentemente effettuato dal direttivo dell'associazione Pro Natura isola di Capri, è emerso uno stato di degrado che definire allucinante è voler minimizzare il problema.
Gli aspetti più salienti evidenziati dal sopralluogo e che questa associazione intende evidenziare a quanti hanno competenza sul sito archeologico, possono essere raggruppati in tre diverse problematiche
• la prima lo stato di degrado • la seconda la sicurezza del sito • la terza il rilancio del complesso
LO STATO DI DEGRADO
In tal caso più che le parole possono le immagini che hanno il vantaggio della sintesi.
Nel corso del sopralluogo sono state scattate oltre 200 immagini, ognuna delle quali evidenzia un aspetto della situazione; una piccola selezione è allegata alla presente relazione.
Da tali foto risulta evidente che la vegetazione ormai ha preso il sopravvento sulla struttura muraria del complesso, non solo arbusti ma anche alberi di alto fusto che ormai vegetano sulle strutture murarie compromettendone la sicurezza; alcune piante, per la loro particolare ubicazione su porzioni di murature compromettono anche la sicurezza di quanti si recano a visitare il complesso archeologico. Per tale ragione buona parte dell’itinerario è chiuso al pubblico dei visitatori, i quali dopo essersi fatti una passeggiata a piedi di circa un'ora restano delusi e amareggiati per quanto poco possono visitare. Diversi percorsi interni sono stati transennati e quindi chiusi alla fruizione del pubblico perché gli arbusti impediscono il passaggio oppure a causa dei fenomeni disgregativi delle murature lesionate dalle radici delle piante che ne rendono pericoloso l'uso.
Nella zona di valle del complesso sono stati chiusi gli ampi viali esistenti in quanto la vegetazione spontanea presente su entrambi i lati, a causa del suo crescere impedisce finanche il passaggio pedonale.
Altre foto tendono ad evidenziare il danno che stanno arrecando le radici degli alberi che indisturbati crescono nel complesso e sulle murature, e che inserendosi nella muratura tendono a lesionare le strutture stesse. Si è potuto verificare che dove sono stati chiusi i passaggi, la ginestra, l'edera, i capperi ed il rosmarino la fanno da padroni.
Alcune foto tendono ad evidenziare lo stato di degrado delle piccole porzioni di mosaico (opus sectile) realizzato con tasselli di marmo bianchi con fasce in marmo nero o delle pavimentazione in listelli di cotto posti a "spina" . Della prima si nota l'evidente distacco dei tasselli dovuto al passaggio dei visitatori e della seconda si nota lo strato di fogliame che la ricopre e per entrambe si nota l'aggressione della vegetazione che si insinua nella pavimentazione stessa.
Ancora altre foto documentano le infiltrazioni d’acqua che si verificano in alcuni ambienti compromettendo le parti di intonaco colorato che ancora rivestono la muratura; il fenomeno è comunque molto esteso ed interessa parecchi ambienti. Da un esame sommario tali infiltrazioni sono da addebitarsi alla vegetazione che cresce al di sopra delle coperture realizzate con volte originali a botte. Tale fenomeni di infiltrazione si verificano in special modo nei locali posti a valle delle cisterne ed antistanti ad esse.
LA SICUREZZA DEL SITO
Come esposto in precedenza il sito archeologico è situato nella parte sommitale della collina di Tiberio, ove partendo dalla sottostante vallata si sviluppa l'unica strada di accesso. Una volta raggiunta la sommità una parete verticale di circa 280 metri precipita a mare (tale conformazione alimenta le leggenda che l'imperatore Tiberio facesse precipitare in mare le persone non gradite).
L'unica strada di accesso è dunque questa strada pedonale che in alcuni tratti raggiunge a stento la larghezza di un metro, e che iniziando dalla Piazzetta di Capri attraversa le caratteristiche viuzze di via Longano o di via Le Botteghe, da dove poi affronta la ripida salita di via Croce, con una lunghezza complessiva del percorso di circa due chilometri.
I1 punto carrabile più vicino al sito in oggetto è ubicato in corrispondenza del capolinea dei mezzi di trasporto pubblici di piazza Martiri d'Ungheria e di piazzetta Strina, distanti dunque circa due chilometri dal complesso in questione.
Il distaccamento dei VV.FF è dotato di un carrello a trazione elettrica che può trasportare una esigua parte di quanto necessario a far fronte ad una deprecabile necessità, e comunque il tempo d'intervento certamente non è inferiore a 45-60 minuti.
Tale conformazione del sito, se da un lato ha il suo fascino, dall’altro pone seri problemi di sicurezza in caso di incendio. La conformazione dell'anfiteatro convoglia naturalmente le fiamme verso l'alto, ossia verso il complesso archeologico, e la presenza di alberature altamente resinose come i pini, la presenza di una vegetazione nel sottobosco non curata ed infine la presenza di alberi secchi misti a quelli verdi, contribuiscono ad una facile propagazione delle fiamme.
Occorre tener presente inoltre che l'unica strada di sia di accesso che di evacuazione è quella che si snoda all'interno dell'anfiteatro naturale posto ai piedi del complesso e che sarebbe la prima ad essere interclusa dalle fiamme bloccando quindi di fatto qualsiasi altra possibilità di fuga.
In tutta l'area del complesso monumentale e delle sue immediate vicinanze è presente una vegetazione spontanea costituita da erba secca, sterpaglie, arbusti di limitata altezza e da alberi di pino che privi di controllo ormai sono cresciuti e diventati di alto fusto.
Per il passato, come si può desumere da vecchia documentazione fotografica, l'intero complesso era mantenuto privo di vegetazione di qualsiasi tipo, l'incuria ed il tempo trascorso hanno determinato a nostro parere un alto stato di pericolo sia per il complesso che principalmente per quanti malauguratamente si trovassero in zona al momento di un incendio.
Inoltre nell'area immediatamente a valle, confinante col complesso monumentale in oggetto, si sviluppano due ampie aree di proprietà comunale e precisamente il “Fondo POMA" ed il "Parco ASTARITA" le quali in caso d'incendio amplierebbero enormemente l'area di intervento ed il rischio.
Per evitare tale deprecabile ipotesi all'interno del sito è presente un impianto antincendio a servizio sia del sito stesso che di una larga fascia costiera del versante est dell'isola.
Tale impianto dovrebbe prelevare l'acqua necessaria allo scopo da una delle quattro cisterne del complesso e tramite pompe elettriche, azionate dal personale (tuttofare?) che dovrebbe combattere la furia delle fiamme allacciando le manichette agli appositi idranti posizionati lungi i viali. Nella documentazione fotografica si è evidenziata anche la difficoltà di raggiungere gli idranti in quanto ormai coperti dalla cresciuta vegetazione.
1 condizionali nella precedente affermazione sono tanti, forse troppi, in quanto risulta:
• Che l'unica cisterna utilizzabile sia priva d'acqua o comunque la quantità risulti insufficiente all'ampio territorio da proteggere
• Che l'alimentazione elettrica delle pompe avviene attraverso elettrodotto con cavi elettrici volanti esterni sospeso su pali che attraversano la vegetazione e quindi soggetti ad essere danneggiati dalle fiamme prima ancora di poter azionare le pompe
• Che molte manichette antincendio siano ubicate in posti che la vegetazione ha reso impraticabili (vedi foto).
Di conseguenza, proprio a causa dello stato di degrado e alla presenza di vegetazione e sottobosco non curati, il complesso archeologico sotto l'aspetto sicurezza lascia molto a desiderare mettendo in serio pericolo quanti si trovano nel sito.
Questa associazione pertanto, pone in rilievo ed intende rappresentare a chi ha competenza sul sito che:
In caso d'incendio con inizio all'esterno del complesso, per la naturale conformazione della zona l'incendio tenderebbe a propagarsi verso l'alto, ossia verso il complesso monumentale.
La presenza di vegetazione di svariato tipo e di notevole quantità di fieno nel sottobosco consentirebbe un immediato propagarsi del fuoco sulla area dell'intero complesso.
II propagarsi del fuoco dall'esterno verso l'interno del complesso, precluderebbe qualsiasi possibilità di evacuare l'area per la mancanza di vie di fuga con la drammatica conseguenza per le persone eventualmente presenti di restare intrappolati all'interno del complesso e spinti verso lo strapiombo che circonda il complesso stesso.
IL RILANCIO
La storia che è passata attraverso le mura del complesso archeologico e l'importanza dei personaggi che vi hanno vissuto potrebbero riempire intere biblioteche, l'impero romano era al culmine della sua espansione e l'imperatore Tiberio da Capri amministrava le più remote regioni conosciute all'epoca e sottomesse all'impero. I reperti storici ritrovati e dispersi in giro per il mondo e la ricostruzione scenografica fatta dal Weichardt testimoniano la grandezza e la fastosità della costruzione.
L'attuale stato di degrado e soprattutto la mancanza di sicurezza appena rappresentati sembrano voler dare uno schiaffo alla storia, sembrano voler rinnegare un passato glorioso, sembrano voler privare sia i cittadini dell'isola che i forestieri che su di essa soggiornano, di un pezzo di storia.
E' necessario quindi rivalutare quanto attualmente esistente e per fare ciò è necessario procedere innanzitutto ad una accorta e radicale pulizia del sito nella sua interezza e delle aree ad esso adiacenti. E necessario proteggere e conservare quelle parti di rifiniture (intonaci, pavimenti) che ancora sono presenti in loco. E' necessario che all'interno del complessi i turisti trovino quei servizi indispensabili come informazioni e ristoro, sarebbe auspicabile la realizzazione di una o più sale dove raggruppare ed esporre i reperti che partiti da Capri sono sparsi in giro per il mondo ed ancora recuperabili.
Sarebbe auspicabile per il rilancio del sito che si riprendessero quelle manifestazioni d'arte e cultura che l'Azienda di Soggiorno per lunghi periodi ha organizzato all'interno del complesso.
CONCLUSIONE
Per la realizzazione di tutto quanto sopra l'associazione Pro Natura Isola di Capri può mettere a disposizione la collaborazione e la competenza necessarie per le operazioni di recupero ed è in grado di organizzare gruppi di volontari che sotto la direzione di personale qualificato possano procedere alla manutenzione, pulizia e conservazione del sito.
L’associazione Pro Natura Isola di Capri è in grado di sostenere tale tipo di intervento, anche in collaborazione con enti istituzionali come il Corpo Forestale dello Stato, il corpo dei VV.FF., la Soprintendenza, l’Azienda di Soggiorno, con consulenti qualificati nonché con maestranze specializzate in opere di ricostruzioni e recuperi.
Capri, 12 giugno 2007 Pro Natura Isola di Capri Il Presidente Luigi Farella
MODALITA’ DI INTERVENTO PER IL RECUPERO E LA MESSA IN SICUREZZA DEL SITO ARCHEOLOGICO DI VILLA JOVIS IN CAPRI
21 settembre 2007
L’attività dei volontari dell’associazione Pro Natura isola di Capri si avvale della collaborazione e delle indicazioni del Corpo Forestale dello Stato per tutti quegli interventi attinenti alla parte vegetativa esistente, che è costituita da vegetazione di sottobosco, arbusti delle più diverse essenze cresciuti in modo spontaneo e da vegetazione di alto o di medio fusto di essenze quali pini, lecci e querce.
L’associazione si avvale inoltre della collaborazione del Corpo dei Vigili del Fuoco per tutto quanto attiene la messa in sicurezza del sito; al momento, come concordato con l’associazione, i Vigili del Fuoco hanno in fase di studio un progetto per la realizzazione di vie di fuga nelle aree esterne al sito. Tale progetto sarà sottoposto alla Soprintendenza appena completato e consentirà la messa in sicurezza del sito e verrà realizzato assieme ai lavori di pulizia del sito stesso.
L’associazione dispone delle competenze necessarie e si può avvalere di personale qualificato per gli interventi previsti nel corso della esecuzione dei lavori di recupero e di messa in sicurezza.
Il primo intervento già posto in essere dall’associazione è stata la pulizia del viale a valle del cosiddetto viale dei Mirti, ed è servito a consentire l’accesso e l’operatività delle bocchette antincendio ivi esistenti.
L’associazione intende proseguire il lavoro di pulizia, che si presenta notevole ed impegnativo, secondo le fasi di intervento di seguito riportate:
A) Intervento sulle aree esterne alle strutture murarie.
Sono oggetto di questo primo intervento tutte le aree a monte del confine con il sentiero della “calanca” recentemente ripristinato dal comune di Capri, fino a raggiungere le zone archeologiche del Vestibolo d’ingresso e della passeggiata imperiale. Rientrano in questa area anche la zona della biglietteria, dell’ex ristorante e del Faro, quest’ultimo escluso, tra la strada e lo strapiombo. Cfr. allegata planimetria
In tale vasta area si possono individuare due modalità di esecuzione
A . 1 ) vegetazione costituita da arbusti spontanei e da macchia mediterranea.
In presenza di tale vegetazione si procederà al taglio delle erbe infestanti, alla selezione e quindi al taglio di quegli arbusti che siano di intralcio o in esubero, lasciando quindi in sito, opportunamente sfoltita, la restante vegetazione. Verrà inoltre ripristinata la siepe che correva lungo il viale posto a valle del viale dei Mirti.
A . 2 ) Vegetazione costituita da alberi di alto fusto.
In presenza di tale tipo di vegetazione, con la collaborazione del Corpo Forestale dello Stato, si procederà al taglio “del secco”, allo “sfoltimento della chioma degli alberi” ed alla eliminazione di quelle piccole alberature cresciute spontaneamente in posizione vicina alle strutture e che col passare degli anni potrebbero invadere e deteriorare le strutture stesse .
B) Intervento all’interno delle strutture murarie del sito archeologico
Premessa: per tale intervento che ha per oggetto la restante superficie del complesso interessata dalle strutture murarie in elevazione, dalle pavimentazioni e dagli ambienti delimitati da strutture murarie, si rende necessaria una preventiva ispezione dei luoghi da parte di personale direttivo della Soprintendenza, in modo da individuare di volta in volta l’area d’intervento ed il tipo di lavori di pulizia che è possibile eseguire. cfr. planimetria allegata.
Per tale area, in presenza quindi di strutture, questa associazione individua diverse tipologie di esecuzione possibili e precisamente:
B . 1) Vegetazione costituita da rampicanti quale edera, rovi. ecc.
In presenza di tale tipo di vegetazione si procederà prima al taglio del rampicante, al di sopra dell’apparato radicale, senza quindi intaccare la struttura, e poi successivamente a vegetazione secca, si procederà al distacco della stessa dalla struttura muraria. Si propone di lasciare in sito solo la vegetazione costituita da capperi e rosmarino, non dannosa.
B . 2) Vegetazione costituita da arbusti e alberi di medio ed alto fusto.
In questa tipologia di intervento, avvalendosi della collaborazione del Corpo Forestale dello stato, si procederà al taglio, al di sopra dell’apparato radicale a distanza quindi dalle murature, degli arbusti e degli alberi.
Si prevede l’adozione di opportuni accorgimenti, quale la legatura ed il successivo calo delle parti tagliate per evitare che le stesse nella caduta possano arrecare danni alle strutture murarie.
B . 3) Vegetazione costituita da erba o piccoli arbusti localizzata principalmente nel collegamento tra le superfici verticali e quelle orizzontali delle pavimentazioni o dei battuti.
Premesso che anche in questo caso si rende necessaria la preventiva ispezione dell’area interessata dall’intervento di pulizia da parte di personale direttivo della Soprintendenza in modo da individuare il sistema più idoneo allo scopo, si potrebbe provvedere con: l’uso di una frusta meccanica se l’erba è di facile taglio l’uso manuale di cesoie e/o forbici ,sempre al di sopra dell’apparato radicale, quando la vegetazione si presenta con fusto ligneo.
Infine:
Come evidenziato, le modalità di esecuzione per la rimozione della vegetazione che l’associazione intende effettuare non prevede interventi sulle strutture o azioni che possano compromettere la stabilità delle murature con estirpazioni di radici o quanto altro; sarebbe comunque opportuno, valutando caso per caso con il Corpo Forestale, intervenire con prodotti che eliminino possibili ricrescite della vegetazione, ma questo potrà essere effettuato solo dopo che saranno completate le fasi sopra descritte.
Per la notevole quantità di materiali provenienti al taglio della vegetazione e delle alberature, questa associazione si è già dotata di un “biotrituratore” per il trattamento dello sfalcio prodotto, il cui prodotto finale è un compost che potrà essere utilizzato in agricoltura e nella cura dei giardini da parte di coloro che ne faranno richiesta; il legname proveniente dai rami più grossi sarà allontanato dal sito.
Riguardo ai tempi dell’esecuzione, questa associazione, compatibilmente con le esigenze istituzionali del Corpo Forestale, attualmente ancora impegnato nella prevenzione incendi, e con i tempi di redazione del progetto di messa in sicurezza del sito da parte del Corpo dei Vigili del Fuoco, ritiene di poter portare a termine il taglio della vegetazione di alto e medio fusto entro il mese di gennaio del 2008; ritiene inoltre di poter completare i lavori di pulizia del sottobosco e delle erbe infestanti entro il mese di aprile 2008.
Pro Natura Isola di Capri ritiene comunque che il nostro intervento di pulizia non debba essere fine a se stesso ma debba rappresentare l’occasione per il rilancio turistico del sito, come già peraltro esposto nella nostra relazione del giugno scorso. La creazione di un museo, virtuale o meno, la realizzazione di manifestazioni culturali, l’incentivazione a frequentare e a visitare una struttura che possa offrire una idonea accoglienza darebbero la possibilità ai visitatori, mostrando parte del materiale recuperato, illustrando le ricostruzioni del sito archeologico effettuate dal Weichardt, dall’Università di Heidelberg o da altri, di valutare l’importanza del sito che stanno per visitare e che ora si presenta al turista meno preparato come solo quattro mura diroccate.
|