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Pro Natura Isola di Capri |
associazione naturalistica ambientalista e culturale |
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la relazione e il progetto
PROGETTO "MICHELANGELO & RAFFAELLO"
PER LA REALIZZAZIONE DI UN CENTRO DI AGGREGAZIONE CONTRO IL DISAGIO GIOVANILE SULL'ISOLA DI CAPRI
RELAZIONE SUL DISAGIO GIOVANILE NELL’ISOLA DI CAPRI
PREMESSA
L’ isola di Capri é da sempre considerata un’isola felice, uno spicchio di paradiso caduto dal cielo, basti pensare alla risposta più frequente che otteniamo presentandoci come “caprese”, immediatamente, immancabilmente ci sentiamo dire: “beati voi”. Con questa affermazione automaticamente si lasciano fuori dalla porta tutti i problemi, tutti i disagi, tutte le frustrazioni e le avversità che incidono sulla società, sulla famiglia, sulla scuola, sugli anziani e sui giovani che vivono la loro personale realtà quotidianamente sull’isola.
La società caprese, come peraltro tutte le comunità sorte isolatamente attorno ad un piccolo centro, lontano da grandi metropoli, pur vivendo protetta dal resto del mondo, è inevitabilmente soggetta a tutti quei cambiamenti evolutivi, in positivo od in negativo, che attraverso i media e tutti gli altri mezzi d’informazione giungono, anche se in modo più ovattato e latente, a noi isolani. Oltre a ciò, la presenza estiva vacanziera e festaiola contribuisce a dare una immagine distorta di quella che è la vita al di fuori dell’isola. Per effetto dei lunghi periodi di isolamento invernale e per la maggiore conoscenza interpersonale e di discendenza dei gruppi familiari, si è sempre restii a manifestare il proprio disagio o quello della propria famiglia. Tale stato di cose più che lenire acuisce ed ingigantisce il problema, anche in considerazione della scarsa attenzione che si dedica ad esso essendo presi dalla voglia e dalla necessità di presentare una propria immagine vincente e di successo. Si tratta di cambiamenti che noi isolani, tendenzialmente restii a cambiare, recepiamo forse anche in maniera distorta, in quanto cerchiamo di renderli adattabili alla nostra realtà, ed è proprio sotto tale ottica che fatichiamo a comprendere, capire ed analizzare fenomeni precognitivi, dando di essi una lettura superficiale, non sufficientemente approfondita, anche per il fatto che la rapida evoluzione sociale assorbe tutte le energie della famiglia (per il lavoro, le relazioni sociali, il “comparire” a tutti i costi ecc.)
Noi come associazione, oltre che degli aspetti naturalistici ed ambientali che riguardano l’isola, ci occupiamo anche dei problemi sociali e del disagio urbano, con particolare attenzione al disagio sociale e giovanile, come risulta dal nostro Statuto e da quello della Federazione Nazionale Pro Natura alla quale siamo federati.
Una nostra prima indagine ha rilevato una generale disattenzione, a livello locale, al problema del disagio giovanile, dovuta principalmente alla volontà della famiglia di tenere nascosto, sotto un velo pietoso, un problema che ciascuno giudica suo personale, da non pubblicizzare anche per motivi di opportunità sociale. I contatti avuti con coloro (pochi) che con enorme sacrificio si prodigano in tale campo hanno confermato la nostra valutazione che in moltissimi giovani isolani è possibile riscontrare tutti quei caratteri distintivi che indicano l’insorgere o l’esistenza di quello stato di disagio che viene definito “disagio giovanile”.
Diversi enti ed istituzioni a vario livello, ognuno nel proprio settore, tentano di dare una spiegazione al fenomeno, tentano di analizzarlo e di darne anche una soluzione, che in effetti consiste in una proposta di lavoro su come e cosa fare per affrontare il problema, ben sapendo che in questo campo non è possibile prima generalizzare e poi cercare di risolvere il problema in modo generalizzato. Come dicono gli assistenti sociali, ogni caso in questo campo è unico, non confrontabile con altri coi quali al massimo può avere delle similitudini, e che pertanto non è possibile dare una ricetta unica, la quale in questo caso non sarebbe altro che una panacea, solo per poter dire di “aver tentato”, “in effetti quello era un caso ingestibile”, che “il soggetto era una caso difficile e che non rispondeva agli stimoli”.
I servizi sociali di Capri non hanno statistiche sulla quantità e sulle tipologie di disagio giovanile riscontrabili sull’isola, ma sanno con certezza che il problema esiste, che tendenzialmente è in aumento e che l’unica possibilità che hanno di avvicinare i soggetti è quello di avere un rapporto personale con la famiglia e poi con i giovani, ed è proprio grazie a questi rapporti personali che riescono a sopperire alla mancanza di strutture aggregative giovanili su cui fare affidamento. I servizi sociali locali sono consapevoli che certi atteggiamenti e comportamenti giovanili sono sintomo di un disagio che non necessariamente porta ad estreme conseguenze (anche se tali estreme conseguenze non sono, come erroneamente ritenuto, pochi episodi isolati) ma che sono o possono diventare punti deboli di una ipotetica catena proiettata nel futuro, possono minare i principi basilari della famiglia e della società nella quale sono inseriti. I servizi sociali e le autorità interessate per la doverosa tutela della privacy non comunicano chi sono i soggetti a rischio, ma confermano che le famiglie con questi problemi sono molte e, com’è riscontrabile nella letteratura specifica, anch’essi fanno risalire la fonte del disagio giovanile a problemi esistenti principalmente all’interno della famiglia.
Molte volte, come affermano gli addetti ai lavori capresi, sono problemi provenienti dalla scarsa preparazione delle giovani coppie a svolgere il ruolo di “genitori”, oppure problemi legati agli effimeri “valori sociali” di riferimento, oppure alla “gran voglia di libertà all’interno della coppia”, o come ora sempre più spesso si verifica legati a “problemi di famiglia allargata”, tutte situazioni che, anche se in modo involontario, ricadono sui figli, che non dimentichiamo prendono ad esempio i comportamenti dei genitori.
La letteratura in proposito è ampia, ma noi abbiamo provato a capire come i giovani “si vedono” e “si sentono” ed a cosa fanno risalire il loro disagio, cercando fra i molti blog che ci sono in internet. In un sito ”skuola.net” un giovane espone il suo pensiero sul disagio giovanile, forse raccontando la sua esperienza personale:“”secondo me il disagio giovanile non consiste tanto nel bisogno di un giovane di sentirsi di appartenere od inserirsi in un gruppo, o di voler seguire la moda, quanto, a mio avviso, nel cominciare a vedere il mondo con occhi completamente diversi. Senza andare tanto in giro, possiamo partire dalla figura del genitore. Fino ai dieci, massimo dodici anni, il genitore è visto come una specie di persona con un potere illimitato. Tutto ciò che dice è vero. Non ci sogneremo mai di contraddire ciò che è stato detto. Ecco però che intorno ai tredici anni il genitore comincia a “rimpicciolirsi” il suo potere non è poi così immenso ed il ragazzo comincia a contrastare questo potere. Ecco che nascono i primi litigi; le piccole o grandi incomprensioni…Ma dopo il bambino comincia a crescere, diventa ragazzo e comincia ad interessarsi di tutto il mondo. Il mondo “bello e pulito” confezionato per lui non gli basta più, gli sta stretto, vuole avere più esperienza. Conseguenza di questa decisione è che comincia ad allontanarsi dalla famiglia, non nello stretto senso fisico, ma manifestando una voglia di privacy, d’intimità che prima non avvertiva. Anche i genitori avvertono questo progressivo e crescente distacco e, se da una parte sanno che è naturale che il proprio figlio o la propria figlia cresca, si faccia adulta e tutto quello che ne consegue. Dall’altra parte hanno paura che sia colpa loro che non li hanno seguito abbastanza e cercano di ovviare stando ancora più attaccati, conseguenza e che essi (giovani) si sentono ancora e troppo più osservati, alimentando quel circolo vizioso. Intanto e comunque questo giovane cresce e comincia a vedere le persone adulte sotto un altro aspetto, e da questo il disagio. Il disagio di trovarsi all’improvviso in un mondo completamente diverso da quello in cui ci si è abituati. Ricominciano a vedere i grandi sotto un’ottica completamente diversa.” Il problema viene esposto con una semplicità impressionante, in questo scritto si avverte come un qualsiasi giovane ha bisogno, nel corso della sua pur breve esperienza, di sostituire quel genitore “diventato sempre più piccolo” con qualcosa che compensi questo “rimpicciolirsi”, e che non riesce a trovare più nell’ambito familiare. Se, dunque, il disagio è parte integrante del percorso evolutivo che si realizza in adolescenza, è altresì innegabile la presenza di una falda di malessere che attraversa in maniera pericolosa l’età dell’incertezza, così come da alcuni viene anche chiamata. Oggi, in un’epoca in cui si parla di adolescenza interminabile, è possibile rintracciare il disagio, non tanto nei comportamenti devianti e nelle condotte criminali che solo in apparenza mostrano un incremento rispetto agli anni passati, quanto in un’assenza di prospettive, in un vuoto di ideali ed in una diffusa sensazione di solitudine che accompagna i giovani.
Ciò che oggi nel nostro attuale contesto sociale caprese forse caratterizza di più il senso di malessere giovanile è piuttosto quel diffuso sentimento di vaghezza di valori é un diminuito senso di responsabilità individuale che attraversa tutta la collettività. Il vuoto di figure di riferimento autorevoli e l’impossibilità di confrontarsi con esse produce esperienze di isolamento e solitudine, quanto più è difficoltoso lasciare le sponde rassicuranti dell’infanzia, tanto più diviene problematico avventurarsi nel terreno scomodo e traballante dei mutamenti giovanili. Le certezze si sfaldano ed è difficile trovare agganci che consentano di far crescere l’autostima. Non è facile, ma non lo è mai stato per un ragazzo o una ragazza accettare il mutare del corpo e la disorientante variazione di prospettiva che assilla ora per un tempo maggiore rispetto a ieri il giovane d’oggi. Gli adolescenti di oggi sembrano più incoraggiati dai genitori “iperprotettivi” a rinviare piuttosto che affrontare e prendere decisioni definitive, imbarazzanti ed a volte sgradevoli, ciò perchè non solo la famiglia ma anche la società hanno a volte tratti di instabilità e di contraddittorietà.
Anche la sessualità, vistosamente messa in scena in una società che sembra aver abbattuto i vecchi tabù, diviene un approccio difficile soprattutto perché non sostenuta da un lavoro di educazione ai sentimenti.
IL DISAGIO
Come dicevamo in precedenza, le famiglie capresi tendono a mantenere in se questi problemi di disagio giovanile, a vergognarsene quasi che fosse una patologia medica rara ed infettiva o alla stregua di una malattia mentale da occultare alla vista della società per un falso senso di pudore, piuttosto che un segno di angoscia temporaneo che affrontato o prevenuto in tempo non lascia segni nel futuro. Ma se le famiglie e le amministrazioni locali capresi in questo ambito non collaborano, altre amministrazioni, sia a livello locale che a livello internazionali offrono tutta una serie di casistiche per lo studio del fenomeno.
L’ ONU tramite “AGENDA 21” mette esperti e mezzi a disposizione proprio per lo studio del disagio giovanile e per l’individuazione precoce del fenomeno, la bibliografia e la casistica è ampia. Lo stato italiano si interessa al fenomeno non solo attraverso il Ministero della Salute, ma anche attraverso quello dell’Istruzione, e quello delle Attività Giovanili e Sportive, e, non ultime, attraverso le associazioni di volontariato.
Tale sforzo viene messo in campo attraverso la precoce acquisizione del fenomeno tra i banchi di scuola, attraverso attività extra scolastiche come le attività ludiche, ed attraverso le associazioni di volontariato che forniscono non solo personale qualificato ma anche valori di riferimento ed ideali che possono sopperire a quella mancanza di stimoli che la famiglia non offre.
Nelle casistiche relative alla individuazione del disagio giovanile si rilevano situazioni e comportamenti raffrontabili a quelle dei giovani capresi; da una indagine effettuata tra la popolazione scolastica del Trentino si è riscontrato che l’indice del disagio giovanile si concretizza soprattutto con l’abbandono prematuro degli studi o nel mancato raggiungimento dell’obbiettivo finale della laurea universitaria oppure con la variazione dell’indirizzo di studio prescelto alla partenza. In altre regioni italiane l’indice di disagio si manifesta invece nell’uso di bevande alcoliche, che in età adolescenziale inizia con l’uso indiscriminato della birra o di altre bevande ritenute a basso tasso alcolico e che può preludere, ma non necessariamente sfociare, all’uso di bevande ad alto tasso alcolico e di altre sostanze (psicofarmaci).
In un progetto del Ministero della Salute del 2006 avente a titolo “Utilizzo della strategia di “prevenzione di comunità” nel settore delle sostanze d’abuso” i relatori si esprimono cosi: “”Il consumo di sostanze psicotrope illegali rappresenta un comportamento molto diffuso tra i giovani e spesso viene associato al consumo di alcol, in particolare superalcolici facendo diventare alcune attività come la guida, un comportamento pericoloso per se e per gli altri. Dalle esperienze nel rapporto con i giovani nei vari contesti di aggregazione emerge che il primo superalcolico, viene consumato di solito a 13/14 anni - la birra è usata fin dagli 11/12 anni alle feste di compleanno e le abbuffate di alcol il venerdì ed il sabato rappresentano per i giovani di 15 anni la modalità di più diffusa di consumo di alcol””
Un’altra indagine effettuata nel quartiere Ostiense di Roma fa risalire il disagio giovanile alla mancanza di aggregazione sociale tra le varie comunità del quartiere, a conclusione della indagine gli osservatori si esprimono: “”E’ significativo notare che ad un’indagine accurata l’entità del disagio sociale si rileva molto più consistente rispetto a quanto non fosse stato rilevato dalle prime interviste. Questo dato dimostra che esistono dei forti disturbi della comunicazione a diverso livello. In primo luogo le difficoltà relazionali sono di carattere interpersonale, la mancanza di punto di incontro, di aggregazione, sia per i giovani che per gli anziani e la mancanza di una cultura della solidarietà, rendono difficile la condivisione del proprio disagio e spingono i singoli sempre su posizioni solipsistiche. Tale solipsismo ricade sia sulle macro che sulle micro strutture sociali, infatti da questa comunicazione negativa deriva l’isolamento della famiglia all’interno del quartiere e l’isolamento del singolo all’interno della famiglia. Il silenzio relazionale implica quindi l’attivarsi di un meccanismo degenerativo delle dinamiche sociali che investe vari strati e causa situazioni di emarginazione e di abbandono.””
Relativamente a realtà a noi più vicine, un articolo dal titolo “ Aumenta il disagio giovanile sull’isola d’Ischia” apparso su di un giornale dell’isola, partendo da un episodio di “ graffitismo”, faceva rilevare come “Il disagio giovanile sta aumentando di anno in anno. Metodi del genere sono stati sempre l’insofferente modo di comunicare dei giovani con grosse problematiche sociali e familiari che và dalla pubertà all’adolescenza. Una vera e tangibile forma di protesta quella dei giovani imbianchini. Il disagio comincia a preoccupare un po’ tutti… A Ischia più aumenta la ricchezza, e più cresce l’indice di irrequietudine e disagio fra i giovani incompresi…Perché così frequenti questi atti distruttivi? Quale messaggio ci inviano i nostri figli?... Nell’ adolescente sorge ora più che mai il problema di visibilità ed il mezzo più rapido per essere visibile è quello di distruggere, per essere nuovamente protagonista””
IL DISAGIO A CAPRI
Secondo la nostra associazione le considerazioni emerse da uno degli ultimi rapporti Censis sull’argomento si calano perfettamente nella realtà isolana. Infatti esso registra “”il segno di una realtà giovanile confinata nel presente, incapace di cogliere il flusso del tempo e inchiodata ai valori effimeri del cogli l’attimo fuggente e del consumismo usa e getta…Tendono così ad esasperare la dimensione delle emozioni individuali e, impaludati in una pericolosa assenza di prospettiva, non trovano ideali a cui far riferimento….Per la necessità di trovare un adattamento e garantirsi una qualche forma di sicurezza, molti giovani sembrano attaccarsi agli aspetti più effimeri ed esteriori del nostro modo di vivere come adulti, si adeguano all’ipocrisia dominante e riconoscono come valori solamente il danaro, la conquista del successo, l’immagine sociale..
Dopo questa rapida carrellata di indagini e di esempi esplicativi la gioventù caprese non appare diversa dal resto della gioventù italiana e si può verificare quanto sia diffuso il senso di disagio giovanile sull’isola. L’ultimo esempio ci ricorda che meno di un anno fa ci fu il problema della pulizia del gruppo marmoreo dei leoni di Krupp, per non parlare poi delle scritte che imbrattano i muri e la pavimentazione di via Certosa.
Non sfugge agli addetti ai lavori che sempre più frequentemente si verificano casi di adolescenti che cercano di distruggere il proprio malessere con l’uso smodato di bevande come birra e similari, sempre più spesso la cronaca giornalistica locale si interessa di episodi finiti a scazzottate con intervento di forza pubblica e di operatori sanitari, come pure non sono più casi isolati gli incidenti di giovani in motorino e le corse sfrenate nella notte lungo la strada del Faro o della Grotta Azzurra. L’uso di psicofarmaci, di droghe cosiddette “leggere” e di droghe “pesanti” è in forte crescita sull’isola e ormai non si può più inquadrare come un fatto episodico e limitato a particolari situazioni sociali.
Se questi sono i segni più visibili esternamente, occorrerebbe anche, ma non esistono statistiche in merito, verificare quanti sono i casi di abbandono scolastico, dei frequenti cambi di corso accademico, della percentuale degli studenti fuori corso e di quanti alla fine una volta raggiunta la vetta devono constatare che sull’isola non c’è posto per loro. Quanti sono i casi di coloro che devono constatare che la “bolla protettiva” che la famiglia aveva preconfezionato alla fine svanisce e che non ci sono sufficienti possibilità di affermare il proprio valore - la società imprenditoriale, professionale e commerciale caprese è una società chiusa, impenetrabile che non lascia possibilità di inserimento - e che infine con grande amarezza devono constatare che ormai è troppo tardi.
CONSIDERAZIONI
Da tutte le casistiche su esposte, confrontabili con episodi e situazioni presenti nella realtà locale, emerge chiaro, come confermato dai servizi sociali, che lo stato di disagio giovanile non solo è presente nella realtà isolana ma che esso è notevolmente diffuso. Gli insegnanti delle scuole medie dell’isola riferiscono l’aumento, anno dopo anno, della necessità di un maggior numero di insegnanti di sostegno, non tanto per far fronte a situazioni di inabilità fisiche, ma per problemi relazionali degli allievi.
Come già affermato in precedenza, il fattore principale del disagio giovanile è la progressiva svalutazione dei valori di riferimento all’interno della famiglia, la mancanza di modelli, di situazioni, di esperienze di raffronto, in poche parole il disagio è correlazionato ad un progressivo sgretolarsi di prospettive imperniate sia sullo sviluppo della propria personalità che sulle possibilità di affermazione col proprio lavoro in ambito sociale.
Il progetto del Ministero della Salute pone alla base di un percorso strategico la “scuola” per il capitale umano che mette a disposizione e per il ruolo con cui incide sui comportamenti e rappresenta un ambito d’intervento privilegiato nel quale mettere in campo modelli educativi più centrati e sviluppare quelle capacità che sono necessarie nelle situazioni concrete, dando ampio risalto alla promozione di abilità di base. Un altro progetto del settore sportivo del Ministero mette in risalto il valore che le attività ludiche rivestono in tali particolari situazioni, un valore aggiunto proposto, proprio perchè si pongono ai giovani valori di riferimento alternativi, altre prospettive non più legate strettamente all’ambito familiare. Si esalta la funzione ed il valore che assume l’aggregazione e la formazione di un gruppo e non ultimo si forniscono nuove possibilità di un futuro alternativo. Entrambi i progetti quindi pongono alla base un rapporto personale con i giovani nell’ambito di un gruppo di lavoro e di un progetto condiviso e con prospettive realistiche. Dati ed esperienze confermano che le “life skills” e l’educazione tra pari sono i metodi più efficaci ad innescare dinamiche di partecipazione attiva e sostenere i ragazzi nell’assunzione di responsabilità, anche nei confronti di coetanei. L’educazione tra pari, in particolare, deve la sua efficacia con gli adolescenti grazie all’utilizzo ed al potenziamento di due risorse centrali nel processo di socializzazione dei giovani: il gruppo e l’influenza dei leaders. In seminari promossi dall’amministrazione provinciale di Ferrara, con interventi della Università e della ASL di Ferrara alcuni punti sono stati particolarmente approfonditi ed in particolare è risultato evidente che: il “disagio giovanile” non è “devianza giovanile” . Il disagio è una forma di malessere dello spirito giovanile, che da sempre esprime la volontà di crescere dei ragazzi; questa volontà può prendere diverse forme, ed alcune trasformarsi da “disagio giovanile” in “devianza giovanile”. Il percorso intermedio tra le due forme è la parte più inquietante, per diversi aspetti del percorso di crescita dei ragazzi. Il disagio resterà sempre una forma di crescita che non creerà problemi sociali rilevanti, mentre i percorsi di devianza sovente hanno risvolti negativi sullo sviluppo della personalità giovanile…Una società che era già dura, sta rapidamente mutuando, da altre culture valori di riferimento che rendono ancora più difficile la realizzazione della propria esistenza. Modelli che propongono una visione distorta della scala dei valori, da una parte chi ha successo (misurandolo quasi sempre con la quantità di danaro accumulata), dall’ altro chi ha fallito i propri progetti di vita. Ed in mezzo ai due estremi? NULLA.
PROPOSTA
La nostra associazione ha l’ambizione di voler contribuire a riempire quel “NULLA” con la proposizione di valori gratificanti e con la realizzazione di traguardi alternativi i quali certamente saranno più consoni alle capacità dei singoli soggetti. Siamo consapevoli di non poter intervenire sulla devianza giovanile, ma siano altresì consapevoli di poter intervenire efficacemente sui valori di “disagio“.
La nostra associazione ha posto il concetto di “aggregazione” alla base delle proprie attività, la manifestazione “Il Mare per Amico” e l’intervento di “Pulizia e di messa in sicurezza di Villa Jovis” hanno visto la partecipazione entusiasta di decine e decine di persone che volontariamente e con allegria hanno partecipato (e non si è trattato di fare una passeggiata) formando gruppo e scambiando esperienze. Anche il progetto in via di definizione relativo al sostegno delle attività artigianali ha la finalità di creare un ulteriore gruppo che possa non solo tramandare le esperienze e le professionalità acquisite dai nostri avi, ma creare prospettive di sviluppo sociale e di dare uno sbocco alla creatività a tutti quei giovani che hanno ormai scarse prospettive di inserimento nel mondo produttivo.
Il progetto allegato, che Vi sottoponiamo, lo abbiamo scherzosamente intitolato a “Michelangelo e Raffaello”, non perché miriamo alla bellezza ed alla perfezione dei due artisti insigni ma semplicemente per ricordare due asinelli chiamati proprio “Michelangelo” e “Raffaello” che nel passato, incuranti della fatica, trasportavano i turisti dalla piazzetta del Quisisana fino ai ruderi di Villa Jovis e che poi si accontentavano di pascolare, in attesa del ritorno, nel fondo Poma, ossia propri nel luogo ove intendiamo svolgere la nostra attività. E’ superfluo dire che, se potremo realizzare il nostro progetto – il nostro “sogno” - Michelangelo e Raffaello saranno due nuovi giovani asinelli che in qualità di mascotte daranno il benvenuto
IL PROGETTO “Michelangelo e Raffaello”
L’ associazione “Pro Natura Isola di Capri” ONLUS, legalmente costituita ed in corso di iscrizione all’albo Regionale delle Associazioni di Volontariato, per le ragioni rappresentate nella relazione allegata intende fornire il proprio contributo sulla questione del disagio giovanile caprese. Da quanto esposto è ormai acquisito che la formazione di gruppi di aggregazione, in particolare tra i giovani, ha una enorme importanza al fine della socializzazione ad al fine della ricerca di traguardi di riferimenti alternativi sia all’ambiente familiare che all’ambiente di lavoro e sociale. Inoltre la comunità Caprese dispone di una larga componente di anziani, ancora validi sotto tutti i punti di vista, che potrebbero mettere la loro esperienza a disposizione di quanti vogliano incamminarsi su di un percorso di lavoro alternativo a quelli attualmente predominanti sull’isola, con il recupero della manualità e della capacità artigiana, un tempo fiorente.
A Capri, a differenza di altre realtà cittadine sparse per tutta l’Italia, tali punti di aggregazione mancano completamente, ed inoltre non si è mai cercato di accomunare in un unico percorso formativo e di far colloquiare tra loro le due generazioni. Questa mancanza è grave per una cittadina che si ritiene all’avanguardia nel panorama civile nazionale.
La nostra associazione intende realizzare un punto o meglio una struttura di aggregazione ove i ragazzi, gli adolescenti ed i giovani possono avere sia la possibilità di contatti tra coetanei che con adulti, che in tal caso assumerebbero quella figura di “tutor” tanto necessaria nel processo di prevenzione del disagio giovanile.
Lo scopo è quello di elaborare progetti educativi al fine di sostenere e garantire non solo interventi di recupero del disagio giovanile, ma anche proposte di educazione e di valorizzazione delle risorse umane rappresentate dall’esperienza degli anziani, il tutto in un ambiente appositamente concepito e non vincolante, uno spazio sempre più ambiente di progettazione, di accoglienza, di relazioni vere, nel quale i giovani maturano le loro scelte di vita e trovano risposte alle loro domande più profonde.
La struttura idonea a tale scopo è stata individuata in un’area di proprietà comunale sita nella parte alta dell’isola, ossia il fondo Poma, il fondo Pignalosa e parte del fondo Astarita. Tali fondi, in origine agricoli, allo stato attuale risultano incolti e invasi da sterpaglie, oltre a una ampia fascia conquistata dalla vegetazione mediterranea. All’interno del fondo Poma esiste una vecchia stalla con annesso fienile che all’inizio degli anni ’90 l’amministrazione comunale decise di trasformare in case di abitazione, ma la trasformazione non è stata mai portata a compimento. Esiste anche una vecchia casa colonica, con annessa cantina per la conservazione del vino che si produceva nella zona, in parte data in uso ad una famiglia senzatetto, ed in parte disabitata.
In questi ultimi anni è stato realizzato, nella parte alta del fondo Poma, un serbatoio di accumulo di acqua da collegare alla rete idrica di Capri, ed i materiali provenienti dagli scavi sono stati depositati sul posto con la creazione di terrazzamenti. Dall’esame di vecchie documentazioni si è rilevata la presenza di una vecchia “aia” sulla quale i contadino provvedevano a “ battere i legumi secchi” per separare la buccia; tale aia, attualmente non più visibile, secondo le indicazioni era ubicata nel luogo ove ora si tengono i festeggiamenti per la Piedigrotta Tiberiana e che ha la conformazione di un anfiteatro naturale. I due fondi erano due tenute agricole che gli eredi delle famiglie proprietarie, non più legati all’isola, lasciarono abbandonate e che solo successivamente per ragioni diverse sono pervenute al comune di Capri.
L’associazione intende organizzare un complesso di iniziative da svolgere nel fondo che coinvolgano liberamente i giovani che intendono partecipare alle attività agricole, artigianali, artistiche, ludiche che in tale ambito e sotto la guida di personale esperto è possibile svolgere.
Il progetto nella sua interezza, anche se da realizzare in fasi successive, in rapporto anche alla sua complessità ed ai suoi costi, si prefigge lo scopo di promuovere la crescita culturale dei giovani offrendo spazi in cui possono mettere a frutto le proprie capacità attraverso tutti quegli strumenti con cui i giovani possono relazionarsi con i loro coetanei. Esso vuol essere lo strumento per mettere a contatto la realtà giovanile con il mondo del lavoro e con gli anziani in modo da dare ad entrambi uno scopo nel proprio percorso di vita.
Tutto ciò ha la finalità di:
A) Promuovere la crescita culturale ed artistica dei giovani offrendo uno spazio in cui possono mettere a frutto le proprie capacità nell’ambito di progetti per il teatro, per il cinema, per la musica, per la letteratura, per le arti figurative e per la ceramica. Un progetto quindi che aiuti gli adolescenti ed i giovani a sentirsi attivi, partecipi e responsabili della realtà culturale nella quale sono inseriti.
B) Promuovere attività di carattere sportivo in modo da sviluppare la competizione e la capacità di superamento delle difficoltà che si possono incontrare. Le attività ideali che si possono praticare in questo contesto sono la corsa campestre, il cross, ed altre attività come il tiro con l’arco, che traggono beneficio dal diretto contatto con la natura.
C) Promuovere la realizzazione di una rete di collegamento con analoghe strutture esistenti sia in ambito nazionale che internazionale e che sono molto attive, allo scopo di favorire contatti con altri giovani di altre realtà culturali diverse dalla nostra, per favorire la possibilità di scambi culturali, di esperienze, ecc.
D) Promuovere attività a carattere agricolo e artigianale legate alla coltivazione di particolari nicchie di prodotti che prima si coltivavano nella località come ad esempio: ceci, cicerchie, favette, lupini, da utilizzare nell’ambito della ristorazione presente sull’isola quale piatto tipico (in alternativa ai soliti spaghetti con pomodoro e pezzogna all’acqua pazza).
E) Promuovere nell’ambito delle attività agricole corsi di giardinaggio e di floricoltura per i giovani che voglio intraprendere tale attività anche a carattere professionale, considerata la domanda dovuta alla presenza di un gran numero di giardini nelle ville capresi.
F) Promuovere, in collaborazione con le attività imprenditoriali già esistenti sull’isola, la coltivazione e la conservazione di essenze da utilizzare sia in campo alimentare che in campo cosmetico, con la messa a dimore di essenze tipiche locali o di essenze compatibili con le caratteristiche dei terreni
G) Promuovere la rinascita di attività artigianali con l’ausilio di vecchi artigiani e la creazione di corsi specifici.
H) Al fine di utilizzare al massimo l’ambiente agricolo, si prevede l’allevamento tradizionale di animali da cortile, oltre alla presenza dei due asinelli “Michelangelo” e “Raffaello” che possono essere motivo di curiosità per i più piccini e occasione di pratica di “ippoterapia” .
Per realizzare quanto sopra esposto ed inserirlo nell’attuale realtà dei luoghi è necessario riadattare le strutture esistenti, in particolare sono necessari:
Il presente progetto prevede l’aggregazione ed il coinvolgimento dei giovani capresi fin dalla prima fase della realizzazione, con il coinvolgimento già nelle fasi organizzative e di attuazione, in modo che ciascuno si senta partecipe e parte attiva; in questo modo, come già verificato in analoghe esperienze, si responsabilizza il giovane che, per la partecipazione avuta, sente la riuscita del progetto come opera sua, e ciò produce una sensazione di orgoglio e di crescita dell’autostima.
L’individuazione dei temi d’interesse da realizzare, stimola la partecipazione attiva ed orienta il giovane verso le esperienze costruttive ed educative che gli sono più consone e la soddisfazione derivante dalla realizzazione di un qualcosa in cui si è stati parte attiva costituisce un efficace stimolo a realizzarsi anche nell’ambito della società civile, il che costituisce un valido antidoto contro l’emarginazione sociale, il disagio giovanile e la devianza in genere.
Per il funzionamento ed il decollo del progetto si prevede l’ausilio di personale qualificato nel campo delle attività sociali ai quali sarà conferito incarico professionale tramite cooperative, si prevede l’ausilio di collaboratori, con eventuale incarico temporaneo, per tutte le altre attività formative o ludiche che si svolgeranno nell’ambito del progetto e per tutte le restanti attività necessarie all’ordinaria gestione, si prevede di accedere a tutte le forme di collaborazione con altre associazioni locali e regionali.
Si prevede di far fronte alle spese di gestione con i proventi derivanti dall’attività agricola e per la restante parte di accedere ai finanziamenti previsti dalle leggi e non ultimo di far ricorso a contributi da parte di enti pubblici, di associazioni, di fondazioni bancarie o similari e di sponsorizzazioni da parte di imprese e contributi di privati cittadini.
Per quanto riguarda la disponibilità del sito, di proprietà comunale, è stata presentata regolare richiesta di concessione.
Capri, 30 giugno 2008
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